17 aprile Prima Pagina Nazionale Corriere della Sera

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Dal ’95 duecentomila acquirenti «travolti» dal fallimento delle imprese costruttrici

Case solo sulla carta: perdono i soldi 82 famiglie al giorno

Ogni giorno 82 famiglie perdono casa e soldi, travolte dai fallimenti delle imprese costruttrici alle quali avevano affidato i loro risparmi. Dal ’95 il Conafi (Coordinamento nazionale vittime dei fallimenti immobiliari) ha registrato 200 mila casi. Per chi compra una abitazione ancora da costruire non c’è tutela. Spiega il Conafi: «Puoi aver pagato tutto e firmato il rogito, ma ancora non sei al sicuro: se nei successivi due anni la società costruttrice fallisce, le banche verranno a rivalersi su di te, prendendoti la casa». Stando alle statistiche, su 100 transazioni per l’acquisto di una casa in costruzione, 6 vanno a finire male. Nove sono i disegni di legge depositati fra Camera e Senato, ma una nuova normativa si ritiene che potrà essere varata solo verso la fine della legislatura. A pagina 22

D. Monti

Prima Pagina

 

Casa, i fallimenti travolgono 82 famiglie al giorno

I rischi dell’immobile comprato sulla carta. In Italia non c’è una legge, all’estero più obblighi per i costruttori

MILANO - Perdono tutto: casa e soldi. Dal ’95, è successo a 200 mila famiglie, 82 al giorno stando ai calcoli (mai contestati, neppure dai costruttori) del Conafi, il Coordinamento nazionale vittime dei fallimenti immobiliari ( www.conafi.net ). Gente che ha comprato una casa «sulla carta» ed è stata travolta dal fallimento dell’impresa costruttrice. Giovani coppie che hanno visto il cantiere e i progetti, poi si sono buttate nell’avventura. Prudenti, anche: sono andate a chiedere in banca, «possiamo fidarmi di quell’impresa? è seria? è solida?», per sentirsi rispondere che i soldi erano in una botte di ferro. Un’enormità silenziosa, perché del problema non si parla quasi mai. Un po’ perché le vittime dei fallimenti immobiliari hanno vergogna a raccontare, «passi per stupido, per ingenuo. La reazione di tutti è la stessa: a me non sarebbe mai successo», dicono al Conafi. Un po’ perché politici e sindacati si sono sempre dimostrati più sensibili verso altri problemi legati all’abitazione, come quello degli sfratti o del costo degli affitti. Per chi compra una casa che ancora non c’è, invece, nessuna tutela: «Puoi aver pagato tutto e firmato il rogito, ma se nei due anni successivi l’impresa fallisce, la banche verranno a rivalersi su di te, prendendoti la casa», insistono al Conafi.


«CASO» ITALIANO - Nove i testi depositati, fra Camera e Senato (trasversali: da An a Rifondazione). Ma la legge di tutela non arriva: ad essere ottimisti, potrebbe essere discussa alla fine delle legislatura. «Troppo tardi. Chiediamo subito la sospensione delle aste in cui vengono vendute queste abitazioni strappate ai proprietari - dice Franco Casarano, avvocato, presidente di Assocond (l’associazione dei condomini) e consulente del Conafi -. Intanto i parlamentari lavorino». Il «caso» è tutto italiano: all’estero (si guarda soprattutto alla Francia e alla Germania), il costruttore deve garantire con una fedejussione i versamenti dagli acquirenti. Così, se l’affare va male, si hanno almeno indietro i propri soldi. Da noi no, nessuna garanzia. Stando alle statistiche, su 100 transazioni per l’acquisto di una casa in costruzione, 6 vanno a finire male. «Una roulette russa», dice Casarano. Consigli per restarne fuori? L’avvocato allarga le braccia: «C’è chi si affida solo a imprese quotate in Borsa, ma abbiamo visto fallire pure quelle. Prima di acquistare è indispensabile una verifica sulla solidità del costruttore, ma non basta: ci cascano persino le banche. Come si può pretendere che un cittadino qualunque abbia gli strumenti per "prevedere" un fallimento?».


COME FUNZIONA - Le imprese finanziano l’operazione chiedendo un prestito ipotecario sull’area e sugli immobili in costruzione, che vengono venduti ancora «sulla carta». Con questi soldi incassati in anticipo, pagano le rate e avviano nuove costruzioni. Finché non ci sono intoppi, il meccanismo marcia bene: il 6% del totale delle compravendite immobiliari riguarda proprio case in costruzione. Ma se l’impresa fallisce, gli acquirenti vengono travolti da una sequenza di guai economici, finendo stritolati. «E’ una situazione incomprensibile, assurda: è l’unico caso in cui i clienti sono chiamati a pagare il rischio d’impresa», dice Riccardo De Benedetti, coordinatore del Conafi. Le banche, grazie all’ipoteca, riescono sempre ad uscirne in piedi: possono vendere all’asta gli immobili edificati e l’area, recuperando i propri soldi. L’acquirente, invece, si ritrova senza niente.


«CASA DOC» - Cosa replicano i costruttori? «Il problema esiste e ha una dimensione di rilievo», ammette Claudio De Albertis, presidente dell’Ance, l’associazione dei costruttori che a giugno lancerà «Casa doc», marchio di qualità per consentire agli acquirenti di riconoscere le imprese che forniscono qualche garanzia. «Il marchio vuole offrire una tutela su tre piani - spiega -: ci saranno polizze che coprono fino al 25% dell’importo dell’appartamento; garanzie sulla rispondenza del progetto alle norme; una polizza assicurativa per i cosiddetti "rischi occulti"». Basterà? «E’ un primo passo, è chiaro però che l’adesione resta volontaria - ammette De Angelis -. Contiamo sull’aiuto degli acquirenti: in fondo sono loro a fare il mercato».

dmonti@corriere.it

Daniela Monti

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LA STORIA

«Tutti i nostri risparmi

Il caso-simbolo dell’immobiliare Madi di Milano Oggi la protesta davanti alla sede della Regione

MILANO - Due locali più la camera per il bimbo che prima o poi sarebbe arrivato. Settanta metri quadrati in un edificio di sette piani in costruzione. «Era il ’91 quando abbiamo visto quel cantiere ad Assago, fuori Milano. Io e mia moglie eravamo ancora fidanzati. Avevamo ereditato qualche soldo, ci abbiamo aggiunto i nostri risparmi, così abbiamo messo insieme i 120 milioni di lire, 62 mila euro, per comprare quel bilocale». Viene firmato il preliminare (e le cambiali), con promessa di consegna nel 1993. Nessun dubbio sulla bontà dell’investimento? Giustino Scotolati, 42 anni, risponde di no: di professione fa il consulente aziendale e immobiliare a Milano, quando ha trattato per l’acquisto della casa in costruzione e firmato il compromesso sapeva quel che faceva. Aveva preso le «informazioni necessarie»: la società costruttrice era solida, lavorava nel settore da più di 30 anni.
«Fregare uno come me non era facile», riassume. Eppure la fregatura è arrivata. Nel ’95, con due anni di ritardo rispetto agli accordi, c’è il rogito, ma la società edile naviga già in brutte acque, così Scotolati si ritrova a firmare un contratto «in cui loro si impegnavano entro un anno a cancellare l’ipoteca sul mio appartamento. L’alternativa era avviare una causa giudiziaria, rifiutandomi di rogitare. Ma non me la sono sentita. Quando ho preso in mano la penna, la mia unica speranza era che l’azienda nel frattempo non fallisse». Invece è fallita.
La situazione precipita. Le rate di quel mutuo, che Scotolati si è ritrovato sull’immobile, cominciano a maturare gli interessi di mora. Un anno dopo il fallimento, riceve dalla banca un atto di pignoramento di 80 milioni di vecchie lire, 41 mila euro. Se vuole restare nella sua casa, deve pagare quasi il doppio rispetto al prezzo d’acquisto pattuito.
Ma non è solo. Altre 25 famiglie nello stesso complesso residenziale si trovano nelle sue condizioni, mentre 55 non sono neppure arrivate al rogito e tutto quello che hanno in mano è un compromesso e le ricevute dei soldi versati. Si organizzano in un comitato. Mettono a punto un piano finanziario di salvataggio che avrebbe dovuto consentire alle famiglie di riacquistare l’intero patrimonio della società fallita e, tramite la cessione degli appartamenti invenduti, di riacquistare le case e pagare le ipoteche, con una spesa del 30% massimo in più rispetto al vecchio prezzo d’acquisto. Ma all’asta degli immobili della società fallita, il 3 aprile scorso a Roma, succede l’imprevedibile: si presenta un secondo concorrente, deciso a portarsi via tutto. In 7 minuti ci sono 76 rialzi: dalla base d’asta di 5 milioni e 164 mila euro (10 miliardi di lire), si arriva a 8 milioni e 800 mila euro (17 miliardi e 600 milioni di lire).
«Siamo riusciti ad avere l’assegnazione temporanea del patrimonio, ma tutti quei soldi non li abbiamo. La nostra sola salvezza è un aiuto dalla Regione con un prestito d’onore». Per questo, oggi, Scotolati sarà davanti alla sede della Regione Lombardia, insieme a tanti altri. E’ al settimo giorno di sciopero della fame. Questa brutta storia ha un nome: crac della «Edilizia Madi spa». Scotolati fa ancora il consulente immobiliare, ma sull’acquisto di case in costruzione ha cambiato idea: «C’è chi evita di raccontare la propria storia perché la reazione degli altri è sempre la stessa: sei un pirla, a me non sarebbe successo. Invece io dico che è un gioco d’azzardo, chiunque può cascarci».

 

Da. Mo.

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